da “pensieri crudeli”…tutto il dolore affollato in pensieri crudeli

Quanti strani, nostalgici pensieri ho in serbo per stasera. Quanto mi manchi oggi con quel sorriso largo e l’incavo liscio del seno, e le ginocchia sbucciate. Volevi il mercuro cromo, niente acqua ossigenata o disinfettanti d’altro tipo, solo il mercuro cromo. Che tenera ossessione.
Mi chiamavi sempre alla stessa ora, ricordi ? Ed io riconoscevo il trillo. Non è buffo mamma? Ero scortese a volte…”che c’è ancora?”.
Quanto darei oggi per quel trillo? Quante volte ho pensato…”se potessi averla ancora sarei disposta a tutto”, e mi metto a scorrere tutte le possibili rinunce, tutti i sacrifici che valessero un tuo ritorno…impossibile.
Disposta a tutto per il profumo di borotalco che annusavo tra le pieghe del tuo collo candido quando mi avvicinavo per lasciarti un bacio.
Buonanotte mamma, adagio la mano sul seno…qui sul cuore, nella speranza di incontrarti… tra un sogno e un pensiero…dove preferisci mamma, io ci sarò.


quanto mi sei mancato pinocchio, da quella sera in clinica ricordi? forse quarant’anni fa…cosa ci lega pinocchio? solo quel ricordo, quegli odori, le mani di lui così grandi e nodose, e stanche? sono ridicola oggi pinocchio con i miei anni e il desiderio di essere sempre lei, tra le sue braccia, di tornare indietro?
Grazie papà per quel gesto così bizzarro e prezioso, non ti dimentico mai papà.

Paul Outerbridge
American, 1896-1958
Kitchen Table,1922
Ti ricordo così, bianca latte, presa ai fornelli 24 ore, ragazzi saltellanti e quel ruolo era il tuo, indiscutibile chioccia. Uova fresche , latte fresco, fresca di bucato tu e fresco il tuo grembiule, profumo di lavanda, profumo di rosmarino, mani nodose e ossute, ruvide di carezze generose. Complice, schierata, sempre.Preziosa come oro.
Cosa sei ora nel vaso color bronzo? Bianco latte o giallo oro?
Se io fossi…
un cartoon: Paperina
un dolce: una crostata ai frutti di bosco
un frutto: una ciliegia
una città: Parigi
un nome: Daria
un indumento: un maglione
cibo: risotto in bianco ai frutti di mare
un animale: un gatto
una stanza della casa: la stanza da letto…ronf
un numero: 8
un colore: verde
uno sport: sci una materia scolastica: letteratura
un mestiere: medico
un luogo: un’aia
un film: il posto delle fragole di Ingmar Bergman.
una lettera dell’alfabeto: D
un giorno della settimana: domenica
un mese: maggio
una fiaba: pinocchio
una canzone: la guerra di Piero e la canzone dell’amore perduto di De Andrè
una bevanda: vino rosso
uno strumento musicale: pianoforte
un profumo: muschio bianco
un gusto di gelato: panna
un fiore: papavero
un sentimento: amore
una parola: empatia
una regione d’Italia: Lazio
un pregio: altruismo
un difetto: malinconia
un’abitazione: un casolare
un albero: una palma
uno stato: calma
uno Stato: Africa
un soprammobile: un fermalibri
un pianeta: terra
un elettrodomestico: una stufa
un mezzo di comunicazione: lettera
un vizio capitale: gola
un personaggio storico: Socrate
un musicista: rachmaninov
una parte del corpo: occhi
un’emozione: gioia
una stagione: primavera
una festa: 25 aprile
un elemento: fuoco
un evento atmosferico: neve
un’ora del giorno: alba
un politico: Aldo Moro
un attore/attrice: Vittorio Gassman , Bette Davis
un mezzo di trasporto: carrozza
una macchina: maggiolone
un presentatore: Corrado Mantoni
un calciatore: non lo so
un telefilm: E.R.
un videogioco: gli invasori
una parolaccia: stronzo

Cerco di aprire la bocca per esprimere il mio disagio amaro, donne lontane si muovono intorno a me scimmiottando la giovinezza, l’aria è satura di fumo, io odio il fumo, odio le vecchie signore ingrassate nelle oscene maglie a fiori con pretese di fedeltà, odio le vecchie signore “inmummiate” nelle gonne corte con gambe tozze sopra gli zoccoli estivi. Perchè non chiedo a tutte di uscire? Questa è la mia stanza e la mia intelligenza e fluida, non cristallizzata, come la loro. Chiedere di uscire, ma dalla gola stenti di parole…e abbasso il capo sul pc.
Buonasera signore, penso, portate fuori di qua le vostre chiacchiere opache.
Capiranno?

Woman in red dress by ~AEnigm4
Nella vecchia casa non c’era ormai nessuno ad occhi aperti, tutti avevano ceduto alla tensione e al sonno. Una volta fuori, seduta sull’erba umida di nuvole gocciolanti, sentisti ancora il battito sordo battere il tempo, quello stesso che prima ti aveva stretto il petto in un pugno caldo, nemico. Ma ti donasti ad esso, arresa.